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Madrelingua ma non solo: il mestiere di tradurre

Chi non ha mai provato a tradurre qualcosa?

Ce lo chiedono a scuola, ai corsi di lingue, in famiglia. Nella nostra società, per fortuna, molti di noi parlano correntemente più di una lingua. Ma, come recita una celebre vignetta sul web, “sapere le lingue non è una professione: tradurre invece lo è”.


Quando serve una traduzione, è bene rivolgersi a qualcuno che traduca verso la propria madrelingua; ancor più importante, tuttavia, è che si tratti di professionisti formati per questo mestiere, specializzati in un determinato ambito e il più possibile aggiornati. Nella comunicazione di un’azienda, chi scrive i testi è normalmente un professionista: del settore tecnico, legale, commerciale, pubblicitario. Perciò, anche quando si tratta di tradurre, è saggio affidarsi a una figura che, oltre a conoscere approfonditamente le due lingue in questione, possiede altre importanti e imprescindibili competenze.

Come si diventa traduttori

La professionalità del traduttore, in Italia, non è regolamentata: non c’è un titolo di studio abilitante, né un albo professionale. Ecco perché individuare figure specializzate e affidabili, a volte, può essere un duro lavoro.

Il presupposto fondamentale per questo mestiere, forse più importante di qualsiasi diploma, è un’attitudine alla precisione e allo stesso tempo alla creatività, al buon uso delle parole, all’approfondimento.

Nelle università esistono corsi per la formazione di traduttori e interpreti: una laurea di questo tipo è senz’altro un ottimo punto di partenza, anche se non l’unico da valutare. Durante la formazione universitaria in traduzione, si ha l’opportunità di studiare linguistica, approfondendo i meccanismi della propria lingua madre e di quelle in studio, la storia e la teoria della traduzione, le specificità e le trappole delle combinazioni linguistiche scelte. Si scoprono utili strumenti di lavoro come i software di traduzione assistita, e soprattutto si fa tanta pratica, con esercitazioni, correzioni e confronti con la classe.

La formazione degli interpreti segue un binario parallelo, che comprende anch’esso moltissima pratica. Per chi vuole diventare interprete in simultanea o in consecutiva, una formazione specifica è indispensabile.

Oltre ai corsi universitari, sono sempre più numerosi gli enti di formazione privati che offrono percorsi specifici: anche questo può essere un buon punto di partenza per affacciarsi alla professione. Le competenze, alla fine di qualsiasi percorso, dovrebbero includere un’elevata consapevolezza linguistica e culturale, la gestione corretta degli stili di scrittura e comunicazione di ciascun settore, la capacità di scegliere e utilizzare correttamente gli strumenti di lavoro.

Quanto conta l’esperienza sul campo

L’esperienza, per chi traduce, è tutto. La formazione è certamente importante, ma ciò che è davvero essenziale è tradurre quanto più possibile, per quanti più clienti possibili, ed esplorare tutte le sfaccettature di un determinato settore. Con la pratica, la tecnica si affina, le conoscenze crescono; da semplici linguisti si diventa davvero esperti di un determinato ambito.

Per fortuna esistono gli strumenti di traduzione assistita (i CAT-tool) che ci aiutano nella gestione di un’ingente quantità di informazioni. E poi i materiali cartacei, gli abbonamenti a riviste, i libri. Un investimento importante per una singola persona, ma che fa spesso la differenza sul piano della qualità. Traducendo, siamo portati continuamente a ricercare, studiare, scavare e leggere. Per questo è così importante ricevere indicazioni e feedback da parte dei clienti durante o dopo la traduzione. Impariamo tantissimo su prodotti, filiere, tecnologie. È il bello del nostro mestiere, ed è il motivo per cui molti traduttori sono specializzati in un settore, o pochi altri: chi sceglie l’ambito legale o finanziario, ad esempio, ha già un bel daffare senza occuparsi anche d’altro. No, nemmeno i traduttori possono sapere tutto!

La formazione continua

La formazione di chi traduce non si ferma mai. Come dicevamo, ogni incarico di traduzione ha qualcosa di nuovo da insegnarci. E poi ci sono i corsi veri e propri: in questo sono preziose le associazioni di categoria, che propongono aggiornamenti periodici, e gli enti di formazione sempre più specializzati.

È importante sviluppare consapevolezza e sensibilità anche per altri ambiti che girano attorno al mestiere di tradurre e che rientrano nella grande galassia della comunicazione e della linguistica: il copywriting, la grafica, la SEO, i social media, l’editoria, l’utilizzo di particolari strumenti o tecnologie.


Tutte queste competenze in una sola persona? Sì, è possibile; ma ciò che fa davvero la differenza è il lavoro di squadra e l’unione delle forze. Se un testo è importante (e per noi, tutti i testi lo sono!), la cosa giusta è affidarlo a mani esperte.

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