I segreti di una buona traduzione. Le competenze linguistiche dei traduttori

“Mi occupo di traduzioni.” “E quante lingue sai?”
La risposta giusta a questa immancabile domanda dovrebbe essere: “Due, tre, sei. Ma lavoro veramente soltanto su una: la mia.”


Molte persone credono che il lavoro di chi traduce consista nel parlare o scrivere quotidianamente in lingue straniere. Se fai parte di questa maggioranza, non ti preoccupare: lo pensano anche le nostre mamme.
Tradurre, invece, ha molto a che fare con la propria madrelingua, ed è questo il motivo per cui non basta una laurea in lingue straniere per fare un traduttore. Ovviamente, la conoscenza approfondita di una lingua straniera è la premessa fondamentale per tradurre bene. Spesso la nostra conoscenza abbraccia più lingue, magari cinque o sei. I traduttori professionisti però limitano le proprie lingue di lavoro a un paio, perché sanno bene che è impossibile raggiungere una comprensione profonda e competenze specialistiche in tante lingue, porte d’accesso ad altrettante culture.

Lingue straniere e lingua madre

Le competenze linguistiche sono qualcosa di complesso che l’Unione Europea ha provato a standardizzare creando il Quadro Comune Europeo di Riferimento per la conoscenza delle lingue, adottato ormai da tutti gli enti di formazione linguistica, scuole e università. Il Quadro delinea sei livelli di competenze, da A1 (base) a C2 (padronanza in situazioni complesse), e definisce le abilità per ciascuno dei quattro ambiti: comprensione orale, comprensione scritta (abilità cosiddette passive); produzione e interazione orale, produzione scritta (abilità considerate attive).

Come si può notare, tra le abilità linguistiche non è inclusa la competenza in traduzione. Già, perché la traduzione è una sfera speciale che riguarda prima di tutto la padronanza della propria lingua madre. I professionisti seri lavorano soltanto verso la propria lingua madre, o le proprie lingue se sono perfettamente bilingui.

A questo punto vorremmo rassicurare tutte le mamme dei traduttori, comprese le nostre: no, non avete perso tempo iscrivendoci ai corsi di lingue straniere, comprandoci le grammatiche e i vocabolari, mandandoci a studiare all’estero. Ma si tratta solo del primo passo.

Scrivere bene nella propria madrelingua

“Io non vi insegnerò una lingua straniera: vi insegnerò a scrivere bene nella vostra lingua.”

Ai tempi dell’università, c’è stata una docente di traduzione che ci ha lasciato questa massima. L’ottima padronanza di una lingua straniera è essenziale per chi vuole fare questo mestiere, ma non è che una delle basi da cui partire. Saper maneggiare perfettamente la propria lingua madre è un’abilità che viene spesso data per scontata: in fin dei conti, la nostra lingua è qualcosa che usiamo tutti i giorni. Dovremmo saperlo fare, giusto?

Ma cosa significa scrivere a livello professionale e per tradurre? Significa indossare, di volta in volta, la veste dei tecnici, degli avvocati, dei pubblicitari, dei critici d’arte, dei consulenti finanziari, dei commerciali che hanno scritto il testo di partenza. Significa sapere come queste categorie comunicano nella lingua d’arrivo e adattarsi allo stile della lingua d’arrivo senza tradire lo stile del testo di partenza. Significa gestire la terminologia specifica, i registri linguistici, le sfumature di significato, la struttura di testi complessi, gli aspetti culturali e creativi di ogni discorso. Per questo è indispensabile approfondire il funzionamento delle lingue di partenza e di arrivo, le loro specificità, le evoluzioni in atto. Se manca la consapevolezza di questi meccanismi, si producono traduzioni goffe e poco efficaci, che metteranno a disagio il lettore e daranno un’impressione di trascuratezza e incompetenza.

Traduttori che passano inosservati

La buona traduzione è quella che riesce a passare inosservata, che risulta adeguata senza far nascere la sensazione che qualcosa non va nel testo. La buona traduzione dipende molto dalla sensibilità di chi traduce e dalla sua abilità nel creare armonia tra parole e frasi, senza rinunciare alla precisione e al rispetto per il testo originale. Occorre sapersi disfare del proprio stile di scrittura per avvicinarsi il più possibile a quello originale, cercando la soluzione più adatta per la lingua d’arrivo e il settore specifico. E questo non solo nella letteratura, ma anche nelle traduzioni più tecniche e “fredde”. Tra i superpoteri di chi traduce, allora, non devono mancare una conoscenza approfondita del bagaglio culturale e letterario della propria lingua, un occhio attento e critico al giornalismo e all’attualità del proprio paese, solide conoscenze di linguistica, capacità di scrittura creativa.

Un semplice dizionario, in fondo, se lo può procurare chiunque.


Leggi anche: Madrelingua ma non solo: il mestiere di tradurre

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