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Tradurre in inglese è sufficiente?

Chi non conosce l’inglese? A dire il vero, molte più persone di quanto si pensi.

Crediamo spesso che nella comunicazione aziendale sia sufficiente l’inglese, la lingua della globalizzazione. Di frequente si opta per la sola traduzione in inglese dei propri materiali, nella certezza che questa funzionerà per tutti.

Ma cambiamo prospettiva: per chi lo usa tutti i giorni, sì, l’inglese è pane quotidiano. Molte persone, all’interno delle aziende. Ma fuori? E una volta che queste hanno dismesso la loro veste lavorativa?

In Europa, oltre il 90% delle imprese è costituito da PMI: ma quante riescono a mettere in atto un’efficace strategia di export nei confronti di chi parla una lingua diversa? Approfondiamo questo aspetto che sconfina nella psicolinguistica.

Cos’è una lingua veicolare

Una lingua veicolare, o lingua franca, è una lingua che viene usata per la comunicazione tra persone di madrelingua diversa. In Europa, in principio è il greco, che cede poi il passo al latino, lingua del diritto, delle università e della Chiesa. All’inizio del Medioevo, lo parlano tutte le persone istruite. Ma nel frattempo già tutto si sfalda ed emergono le lingue nazionali: qualche secolo dopo è il francese a farla da padrone, nella cultura e nella diplomazia. Finché l’impero britannico non impone il suo dominio su tutti i continenti, lasciando in eredità la propria lingua anche dopo la decolonizzazione. Negli ultimi decenni, è l’influenza degli Stati Uniti sui paesi occidentali a consolidare ulteriormente il ruolo dell’inglese come lingua globale.

Questo breve ripasso storico ci fa capire innanzitutto che il prestigio di una lingua dipende molto dalla situazione geopolitica di un dato momento, in una data regione, e dalla reputazione del paese in cui è lingua ufficiale. In secondo luogo, ci fa riflettere su quanto siano variabili e vive le lingue, che si modificano in continuazione, di luogo in luogo, adattandosi alle situazioni dei parlanti. Questo accade anche nel mondo globalizzato, anche con internet.

E in Europa, come si è visto, anche nel momento in cui esisteva un’importante lingua veicolare si sono fatte strada le lingue regionali e nazionali. È una diversità preziosa, che l’Unione Europea tutela adottando ben 24 lingue ufficiali, alle quali i cittadini europei sono giustamente affezionati.

L’inglese nel mondo

Quando pensiamo che tutti conoscano l’inglese, dobbiamo sempre pensare che ci rivolgiamo a una persona in particolare, non a una massa. A che livello capisce l’inglese questa persona? A che livello lo parla? Quanta fatica deve fare per comprendere il messaggio e reagire in una lingua che non è la sua? Quale sottotipo di inglese conosce?

La popolazione del Nord Europa conosce l’inglese generalmente a un livello molto buono, per ragioni linguistiche (le persone sono facilitate nell’apprendimento, perché anche la loro lingua madre è una lingua germanica come l’inglese) e culturali (il sistema scolastico e dei mass media investe sulla comunicazione in inglese da decenni).

Nei paesi mediterranei e nell’Est Europa le cose cambiano: le persone che parlano fluentemente inglese rappresentano, in media, meno della metà della popolazione. La situazione è ancor meno favorevole in paesi come Russia, Cina, Brasile e nei paesi arabi.

In alcune regioni al di fuori dell’Europa, la lingua inglese, seppur lingua ufficiale di molti stati, potrebbe non essere percepita con il prestigio e il valore che le attribuiamo in Occidente.

La strategia linguistica

Lo sappiamo tutti: se un cliente non capisce bene e si sente a disagio, abbandona l’intento di acquistare. È una reazione semplice che tutti noi abbiamo provato almeno una volta in prima persona, senza scomodare le tante ricerche di marketing che confermano questa tendenza.

Per un’azienda che vuole esportare, l’idea di ricorrere a lingue diverse può spaventare: inevitabilmente comporta una spesa maggiore rispetto alla sola traduzione in inglese. Ribaltiamo però ancora una volta la prospettiva e chiediamoci: quali sono i miei obiettivi? Quale ritorno economico avrà questo investimento? Se esporto in Austria, Spagna e Polonia sarà più efficace usare l’inglese o ciascuna delle tre lingue nazionali?

Scegliere l’inglese come lingua veicolare per gli incontri commerciali, le e-mail, le trattative informali è senz’altro una soluzione pratica ed efficace. Una riflessione più approfondita meritano i materiali pubblicitari, il sito web, i contratti, i manuali d’uso, i cataloghi.

Per entrare in sintonia con chi leggerà i testi aziendali, chiediamoci sempre:

  • Chi sono i miei clienti? Aziende o privati? Se sono aziende, in che settore lavorano?
  • Chi userà il mio prodotto e perché?
  • Che tipo di testi intendo proporre al mio cliente? Descrizioni di prodotto, contratti, istruzioni…?
  • Che livello di istruzione ha il mio utente? Che età ha?
  • Il mio utente userà il prodotto per lavoro o nella sua vita privata?
  • Come e quanto viene insegnata e usata la lingua inglese nel paese di destinazione?
  • Come si sente questa persona rispetto al mio prodotto, nella situazione in cui dovrà utilizzarlo?
  • Capita anche a me di acquistare e usare prodotti esteri per i quali è stata prevista soltanto la lingua inglese? Come mi sento al riguardo?

Il concetto è sintetizzato in una frase attribuita all’ex cancelliere tedesco Willy Brandt: «Quando ti vendo qualcosa, parlo la tua lingua, aber wenn du mir etwas verkaufst, dann musst du Deutsch sprechen»
(…ma se tu vuoi vendere qualcosa a me, allora devi parlare in tedesco).

Non esiste una strategia uguale per tutti: ogni azienda è invitata a trovare la propria facendosi le giuste domande, possibilmente aiutata da esperti in internazionalizzazione. Per quanto riguarda le strategie di export, le camere di commercio italiane forniscono spesso consulenza e formazione in merito; esistono anche figure specifiche, come i temporary export manager, per un’assistenza più completa.

Le scelte da non fare

Non c’è una strategia che funziona per tutti, ma senz’altro ci sono azioni che non funzionano per nessuno:

  • Non farsi domande, nella certezza che tutti, in tutto il mondo, parlino bene l’inglese, o abbiano voglia di parlarlo; restare dell’idea che la taglia unica vada bene per tutti.
  • Avere un sito in inglese, solo in inglese, solo per seguire la tendenza.
  • Affidarsi ai motori di traduzione automatica gratuiti: il web pullula di esempi disastrosi.
  • Trascurare l’importanza di un servizio post vendita e customer care nella lingua dei clienti.
  • Non pensare concretamente alle persone, alle loro necessità e alla loro situazione.

Tutti noi in veste di clienti siamo molto più soddisfatti quando acquistiamo prodotti proposti nella nostra lingua, con testi curati e scritti bene. L’importanza di questo aspetto aumenta ancor più nel caso di siti e-commerce, che sul web si devono confrontare con una concorrenza agguerrita.

Chi sceglie la via stretta della diversità linguistica sceglie la cura e la relazione, guardando negli occhi i propri clienti.

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